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Si tratta di un famoso formatore finanziario italiano, il cui nome mi ronza in testa da tempo, ma visto che sono tendenzialmente disinteressato ad apprendere tecniche di investimento via internet non ho mai esplorato fino in fondo i suoi video.

Questo fino all’altro giorno, quando la sponsorizzazione di un suo link ha catturato la mia attenzione. Così ho deciso di approfondire, ho fatto una piccola ricerca su google e ho trovato il seguente video: In cui viene chiesto quali siano secondo l’intervistato le ragioni della crisi (attenzione, questa cosa è per me fondamentale: se una persona non sa riconoscere le ragioni di una crisi difficilmente saprà informare/istruire/consigliare su quale sia il funzionamento dei mercati).

La risposta di Alfio Bardolla è, dati alla mano, totalmente sbagliata. Secondo lui la crisi finanziaria si sarebbe sviluppata perché, cito le sue testuali parole, “abbiamo dato diritto a degli incapaci di stampare tutta la moneta che volevano senza controllo”. Ora è bene sottolineare che quando parla di “incapaci”, Bardolla si riferisce alle istituzioni economiche e monetarie che compongono uno Stato. Quindi secondo lui sono state proprio queste istituzioni che con la loro spesa scellerata (necessaria a mantenere degli standard di vita dignitosi agli elettori) hanno “drogato” l’economia.

Si tratta, è bene dirlo, di una posizione sostenuta da svariati commentatori ed esperti, ma se andiamo a vedere ad esempio il bilancio della Fed (la banca centrale degli Stati Uniti, paese in cui la crisi finanziaria è iniziata) troviamo che i dati testimoniano l’esatto opposto. La Fed ha infatti espanso il suo bilancio proprio quando il sistema economico ha iniziato a scricchiolare e poi a collassare negli Stati Uniti in seguito al fallimento di Lehman Brothers (settembre 2008).

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Questo grafico sarebbe già sufficiente di per sé a far decadere il ragionamento di Alfio Bardolla sulle cause della crisi e chiudere la discussione. Ma proviamo capire: se non sono stati loro (le istituzioni statali) a “stampare denaro”, chi sono questi stampatori di soldi no sense? (NDA: odio il termine “stampare moneta”, tuttavia in questo articolo lo ripeterò diverse volte per non confondere ulteriormente il lettore). Ebbene qui sotto troverte il grafico con i livelli di indebitamento privato registrato negli Stati Uniti registrato da inizio anni 90 fino al 2010.

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Come si può vedere l’indebitamento privato è esploso nel 1995 per poi comprimersi proprio a cavallo del verificarsi della crisi, tant’è che oggi si dà per appurato che le ragioni della crisi economica statunitense siano rintracciabili negli alti livelli di indebitamento privato (che sono poi declinati anche in un’enorme bolla immobiliare grazie alla finanza privata speculativa).

Ora la domanda da porsi è: per quale motivo il settore privato si è indebitato così tanto? Prima di tutto per l’errata impostazione economica che ha dominato la scena americana dagli anni Settanta ad oggi, la quale ha sostanzialmente portato ad un graduale abbassamento degli investimenti pubblici, incoraggiando in maniera preminente quelli privati.
Infatti, se osserviamo il grafico del sul saldo di bilancio del governo degli Stati Uniti, notiamo subito la costante e massiccia diminuzione del deficit pubblico registrata per tutti gli anni Novanta.

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Ora, dopo aver esaminato questi tre grafici è evidente come le nostre conclusioni circa l’origine della crisi siano assolutamente divergenti rispetto a quelle del signor Bardolla (e soprattutto come le sue non siano in alcun modo aderenti alla realtà dei fatti). Per questo non posso non considerare questa fonte come poco attendibile per quanto riguarda la comprensione delle dinamiche macroeconomiche e finanziarie.

Più chiaramente: abbiamo una lampante crisi di debito privato nata da un taglio netto di investimenti pubblici. Il contrario di ciò che afferma Bardolla (secondo lui la crisi è nata da un aumento degli investimenti pubblici tramite pericolosa stampa di moneta).

Ciò detto, lo scopo del mio breve articolo non è quello di fare un processo a nessuno bensì di portare alla luce la misura dell’ampio analfabetismo finanziario che si ritrova anche fra i cosiddetti esperti o guru italiani nell’ambito egli investimenti. Ciò non toglie, ovviamente, che magari Alfio sia un gran professionista in altri campi, ma posso affermare con buona probabilità che la finanza internazionale e l’analisi macroeconomica non siano di certo fra i suoi punti di forza. Naturalmente, non avrei scritto queste poche righe se non sapessi quanto oggi sia importante essere estremamente competenti e chiari quando si fanno analisi macroeconomiche.

Le persone son libere di affidarsi a chiunque vogliano per quello che concerne i propri investimenti e per ricercare informazioni di tipo economico e finanziario, ma non dimentichiamo che poi quelle stesse persone andranno anche a votare e il loro voto influirà sulle future decisioni politiche e quindi, in ultima istanza, anche sul mio e sul vostro futuro. Se tutte queste persone hanno una cultura economica distorta, non potranno fare scelte consapevoli e più alta la probabilità che vengano prese decisioni peggiori, che non aiuteranno a cambiare in meglio le sorti di noi tutti.

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